Il centrocampista del Real Madrid e della Croazia ha brillato sia con il club, che ha vinto la Champions League per la terza stagione consecutiva, sia con la nazionale, che per la prima volta nella storia ha raggiunto la finale di un Mondiale (dove è stata sconfitta dalla Francia). Cresceremo, lo faremo gradualmente, questa squadra ha del potenziale e abbiamo una sfiga che ammazza senza contare l’accanimento arbitrale (non causa della sconfitta di oggi, ma comunque rilevante). Eppure non ce l’ho con lui, non oggi, non per quella vaccata. Morale: Gastaldello esce dopo una vaccata che non potrebbe fare nemmeno Sadiq se schierato difensore centrale e la Fiorentina è in vantaggio. Finisce così, decide la vaccata di Gastaldello, perdiamo anche Verdi e allunghiamo la nostra striscia senza gioie. Andiamo a giocare in una palude, mancano solo gli alligatori perchè son morti di freddo già da giovedì e quindi Donadoni mette in campo il convalescente Verdi ed il malato Poli il quale ci mette ben cinque minuti ad accorgersi che non ce la fa. E’ peggio quella di Gonzalez, è peggio la partita di Dzema, sono peggio i cinque minuti di Poli, è peggio una squadra che non è ancora nulla di concreto dopo tre anni con lo stesso allenatore, è peggio la costante conferma di tutti e sono molto peggio i continui richiami alla mediocrità che tolgono quel minimo di sale che campionati di mezza classifica potrebbero dare.
Sono bastati 15 minuti per aprire e chiudere la sfida contro un Rayo Vallecano che ora vede vicinissima la retrocessione. La ripresa sembra riproporre la stessa avvincente trama ma l’incantesimo si spezza dopo quattro minuti quando Pulgar premia il movimento perfetto di Masina con un assist specialissimo e Adam crolla mettendo fuori tempo Perin, la palla ballonzola sulla linea di porta dove un nugolo di difensori fanno massa, Adam prova a rialzarsi e spingerla dentro come tutti noi stiamo facendo col pensiero ma da dietro (già, proprio da dietro) arriva Destro che insacca nel tripudio delle folle. Donadoni deve rinunciare a Verdi e Palacio, come fare una tagliata senza manzo e olio e quindi il mister si inventa una difesa a tre con l’esordio di Romagnoli mentre Masina avanza a centrocampo e Di Francesco deve agnellizzare Laxalt. Donadoni gioca la carta Sadiq che entra come un cerino acceso e si spegne subito, poi butta in campo anche Di Francesco per Pulgar e la nostra difesa è questa: Rizzo a destra, Mbaye ed Helander centrali, Masina a sinistra. La Fiorentina fa sostanzialmente quello che vuole, palo di Ilicic, poi traversa su punizione, insomma diciamo che in questo momento il Bologna è a pezzi e la viola sta facendo la sua migliore partita.
Entra anche Avenatti e poi tocca pure ad Orsolini, ma il Bologna riesce solo a contenere una Spal generosamente triste che a un quarto d’ora dalla fine è finalmente in riserva d’ossigeno dopo aver raddoppiato anche il secondo di Donadoni ed i massaggiatori. Donadoni non si gioca il secondo cambio e sposta Dzemaili difensore centrale, il copione non cambia con un Bologna sempre in affanno a cercare solo di limitare i danni. Anche la ripresa non dà grandi soddisfazioni, nonostante una Fiorentina meno brillante (quarta partita in due settimane) e una alternanza tra Dzemaili e Pulgar come difensori centrali. Sono tristi che puzzano, ma parlano e twittano meno e sudano di più, così dopo dieci minuti sono anche proprio di più perchè dal database e dal campo esce Gonzalez dopo un fallo da ultimo uomo di grande esperienza. Altra acqua nell’intervallo su Ferrara e dopo cinque minuti prendiamo gol: Helander di testa mette fuori area un cross e Grassi ha lo spazio per mirare e tirare, Mirante ci arriva ma le sue manine sono molli come il resto della squadra e la Spal è in vantaggio.
Entra quindi Donsah, ma la Spal nei primi dieci minuti non ci fa vedere palla perchè NE HANNO VOGLIA. Il massimo sforzo però non produce nemmeno un tiro in porta, solo una serie di contrasti più incerti di prima nei quali avevano sempre la meglio i biancazzurri e infine il fattaccio al novantaquattresimo: Orsolini fugge sulla sinistra, mancano quindici secondi alla fine e la sua palla sfugge a tutti i difensori, sorpassa il portiere e finisce sui piedi di Destro sul secondo palo a un metro dalla porta vuota. Serie D Derthona · Nelle due stagioni trascorse a Torino ha sempre centrato il double Scudetto-Coppa Italia, segnando anche il gol che ha permesso ai Bianconeri di eliminare le Merengues nella semifinale di UEFA Champions League del 2015. Nell’estate 2016 il Real ha esercitato il diritto di riacquisto, riportando nella capitale spagnola l’attaccante. L’addio di Iker Casillas ha segnato la fine di un’era, forse la più vincente del Real Madrid, insieme alla partenza di Carlo Ancelotti vero trascinatore della squadra ma mai amato dal presidente Florentino Perez nonostante la decima Champions League messa in bacheca. Fine primo tempo, dai pure. Il primo tempo è una specie di opera d’arte, una rappresentazione tridimensionale della noia.
Per maggiori dettagli su maglie real madrid gentilmente visitate il nostro sito.